Economia circolare e il riciclo dei rifiuti: una soluzione sostenibile

Ad oggi nel mondo vengono prodotti più di 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani all’anno. Si stima che entro il 2050 si avrà un incremento della produzione dei rifiuti fino a 3.4 miliardi di tonnellate. Ma il problema non è legato solo ai rifiuti urbani, in quanto oltre ad essi l’attività umana genera quantità significative di rifiuti agricoli, da costruzione e demolizione, industriali e commerciali, e rifiuti sanitari. 

Se dovessimo elencare le cause principali che hanno portato a questo incremento negli ultimi anni, potremmo citare l’aumento della popolazione mondiale, l’urbanizzazione e la crescita economica, fattori che non si arresteranno. Dunque dove agire per far fronte alla crescita dei rifiuti? Sul modello economico.

Dopo aver parlato approfonditamente dell’Economia Circolare e dei suoi vantaggi, in questo articolo ci soffermeremo sulla tematica dei rifiuti e della loro gestione, andando proprio a focalizzarci sul riciclo e sul utilizzo circolare delle risorse. 

Cos'è il riciclo?

Il riciclo è l’insieme di metodologie e attività volte a recuperare i materiali, per lo più di scarto, con l’obiettivo di renderli riutilizzabili in nuovi processi produttivi. 

Il settore del riciclo è però incredibilmente complesso, perché racchiude in sé una moltitudine di attori differenti che agiscono sia in collaborazione, che in maniera totalmente slegata, gli uni dagli altri.

Vi è il cittadino tenuto a conferire i rifiuti.

Vi sono le aziende produttive che implementano i propri piani operativi di gestione dei rifiuti con soluzioni circolari.

Vi sono le istituzioni che forniscono servizi e infrastrutture per la gestione dei rifiuti, che educano al riciclo e tutelano l’ambiente tramite l’attività normativa.

Vi sono le aziende che si occupano di attuare il riciclo, raccogliendo il rifiuto e avviandolo alla valorizzazione presso i propri impianti.

Vi sono i costruttori e innovatori come Tecnofer, che si occupano di sviluppare tecnologie per il riciclo sempre più avanzate e in linea con le problematiche attuali, fornendo così i giusti strumenti a riciclatori e aziende produttive per la valorizzazione degli scarti.

Queste figure contribuiscono allo sviluppo di un sistema economico solido, vantaggioso e a basso impatto ambientale: il sistema circolare.

Il ciclo del riciclo nell'Economia Circolare

Il processo che porta uno scarto a trasformarsi in qualcosa di nuovamente utilizzabile e utile, non è chiaro a tutti. Vi sono circa tre fasi da tenere in considerazione:

Fase 1: raccolta differenziata e separazione dei rifiuti

Il processo di riciclo parte dal privato. In molte città e Paesi del mondo, specialmente quelli più avanzati economicamente, esistono servizi di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta. Se prendiamo l’Italia, per esempio, la percentuale di famiglie servite dalla raccolta differenziata porta a porta negli anni è cresciuta, passando dal 66% del 2018 al 73% del 2021 (dati Istat). 

Questo modello non è presente ovunque, vi sono infatti aree geografiche dove la raccolta differenziata porta a porta non avviene e il cittadino è tenuto a separare e portare personalmente i rifiuti prodotti presso centri specializzati e/o aree adibite alla raccolta (bidoni pubblici).

Fase 2: processo di riciclo e trasformazione

I rifiuti hanno composizioni differenti e necessitano di trattamenti specifici e mirati in base alla tipologia. Prendiamo ad esempio gli imballaggi in plastica con le loro composizioni ibride fatte di vari tipi di plastiche, come PET, PE, HDPE-PP.

La prima cosa da fare è separare questi materiali attraverso la selezione (sorting), fase attuata da sistemi specifici che identificano e smistano i rifiuti in base alla tipologia, dimensione e colore.

Successivamente vi è la fase di macinazione, dove gli imballaggi precedentemente smistati vengono frantumati meccanicamente e avviati alla fase di lavaggio. Questo è un passaggio fondamentale perché elimina dal materiale plastico tutta una serie di contaminanti (cibo, colla, oli, saponi e altre tipologie) dannosi ai fini del raggiungimento di un prodotto riciclato finito di qualità.

La nostra azienda si inserisce proprio qui, in questa fase, sviluppando da quasi cinquant’anni sistemi per il riciclo e la valorizzazione degli scarti, innovando continuamente e ascoltando i bisogni sempre più specifici di clienti e mercato. Non a caso tra le ultime innovazioni dell’azienda si inserisce un sistema di lavaggio a caldo per il film plastico sviluppato per fornire un grado di lavaggio ancora più elevato. 

L’ultimo passaggio è quello relativo alla triturazione e pellettizzazione. Il primo fa sì che il materiale fin qui lavorato venga sminuzzato, formando i cosiddetti flakes di plastica, mentre la fase di pellettizzazione è quella che dà vita al pellet, il prodotto finale del processo che servirà per creare nuovi prodotti in plastica.

Fase 3: reintegrazione dei materiali riciclati nell’economia

Se il processo di riciclo è stato eseguito in maniera corretta e con i sistemi adeguati, il pellet prodotto potrà essere utilizzato per la creazione di molteplici prodotti. Per esempio:

Il pellet di plastiche rigide come l’HDPE-PP andrà a costituire prodotti come flaconi e contenitori per detersivi, prodotti di bellezza e così via. Ma non solo, è molto utilizzato anche per la produzione di mobili da giardino, complementi di arredo e oggetti per organizzare la casa.

Il pellet in PE (film) potrà essere impiegato per la produzione di sacchetti riutilizzabili, film agricolo, etichette.

Trasformazione del PET

Il processo di trasformazione del PET, invece, differisce da quello dei materiali citati in precedenza. Dopo la fase di estrusione, il PET riciclato si può presentare in diverse forme: pellet (granulo); fili o fibre spesso utilizzati per la produzione di tessuti sintetici come il poliestere; foglie o lastre, materiale semilavorato per il termoformaggio o per la produzione di contenitori e imballaggi. 

Da qui si passa a fasi ancora più specifiche che vanno a toccare gli ambiti per i quali tale materiale è stato riciclato:

Cristallizzazione

Se il PET deve essere riutilizzato per applicazioni alimentari, il materiale viene cristallizzato per migliorare le sue proprietà meccaniche e termiche.

Decontaminazione

Processi specifici, come il lavaggio con gas inerti o la polimerizzazione allo stato solido (SSP), garantiscono la rimozione di eventuali contaminanti e soddisfano i requisiti di sicurezza alimentare.

Produzione di nuovi articoli

  • Imballaggi: il PET riciclato è utilizzato per produrre bottiglie, vassoi, e contenitori per alimenti.
  • Tessili: gran parte del PET riciclato viene trasformato in fibre per tessuti sintetici.
  • Materiali industriali: lastre e componenti per applicazioni industriali.

Ciclo di vita chiuso (bottle-to-bottle)

Nei processi più avanzati, il PET riciclato torna al mercato come nuove bottiglie, in un sistema di economia circolare completo.

Com’è dunque possibile intuire, il processo di riciclo è complesso, molto più di quanto il normale racconto sul tema non faccia trasparire. Nella comunicazione generale vi è la tendenza a fornire informazioni generalizzate e capillari, creando la sensazione nel fruitore di conoscere approfonditamente la tematica.

Alle volte, inoltre, la percezione può anche rivelarsi negativa, con un graduale accumularsi di “stanchezza” verso l’argomento sostenibilità, riciclo e salvaguardia ambientale. E qual è il principale promotore di questa situazione? La risposta purtroppo è scontata, si tratta del fenomeno del greenwashing.

Riciclo e Greenwashing

Il tema del greenwashing è ormai stato sviscerato ampiamente e molti sanno come questa pratica di marketing si sia inserita e si inserisca tuttora nelle strategie comunicative di molte aziende.

Ovviamente, come dice il nome stesso, questa è una pratica scorretta che fa leva sulla sensibilità del consumatore verso tematiche ambientali e di sostenibilità per vendere i propri prodotti o servizi.

Ma perché ne parliamo in questa sede? Perché il riciclo è uno dei temi principali che questa pratica marketing utilizza.

Visti i problemi ambientali portati all’attenzione mondiale negli ultimi anni, buona parte dell’opinione pubblica ha iniziato a fare attenzione a ciò che acquista, alla composizione dei packaging dei prodotti e alla posizione delle aziende/brand riguardo la sostenibilità e la salvaguardia ambientale.

Per posizionarsi in maniera favorevole agli occhi dei consumatori alcune aziende hanno messo in campo delle strategie di marketing e di prodotto incentrate proprio sul tema “green”, dando vita al fenomeno del greenwashing.

Diamo qualche numero:

La metà delle etichette presenti sui prodotti venduti non è verificata o ha dati deboli a supporto

Il 40% delle affermazioni non ha prove a sostegno;

Il 53% delle dichiarazioni “green” fornisce informazioni vaghe, fuorvianti e infondate

Come fare a distinguere una comunicazione trasparente e veritiera rispetto a una scorretta? Purtroppo non c’è una sola procedura da seguire: è necessario leggere attentamente le etichette e informarsi sul tema, cercando di capire il reale significato dei “claims” proposti sulle confezioni.

Per esempio le diciture “100% riciclabile” e “100% riciclato” sono due affermazioni molto diverse che però possono portare a errori di giudizio e fraintendimenti.

Inoltre il colore verde è diventato preponderante su determinate confezioni per persuadere a colpo d’occhio il consumatore della “sostenibilità” del tal prodotto.

Come produttori di soluzioni per la valorizzazione di materiali plastici di scarto (e non solo) siamo convinti che una giusta informazione su queste tematiche possa portare enormi benefici al mercato, promuovendo prodotti realmente sostenibili, amici del pianeta e allo stesso tempo vantaggiosi per le industrie.

E non siamo solo noi ad esserne convinti, ma molte persone, imprenditori, studenti e professionisti che insieme hanno messo le basi per la Green Economy.

La Green Economy

Si prende coscienza del bisogno di sviluppare un tipo di economia differente attorno al 2006, dopo l’uscita del Rapporto Stern, dall’omonimo autore. Questo rapporto sviluppato su incarico del governo inglese, portava alla luce per la prima volta le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici, nonché l’impatto sociale dei rischi ambientali. Tra gli aspetti delineati nel rapporto vi era quello del consumo delle risorse del pianeta, un consumo annuo tale da essere superiore alla capacità del pianeta di rinnovarsi. 

È in quel momento che nasce la Green Economy, un’idea di economia diversa che prende in considerazione questi aspetti e che punta su di essi.

A livello globale, la Green Economy è considerata un processo dinamico di trasformazione economica orientato a uno sviluppo a basse emissioni di carbonio, all’aumento dell’efficienza nell’uso delle risorse e al miglioramento del benessere della popolazione. Questo avviene attraverso l’adozione di tecnologie e innovazioni capaci di creare nuovi posti di lavoro, riducendo al contempo i rischi ambientali nel lungo termine.

Molte aziende, dai grandi brand internazionali alle piccole realtà innovative, stanno adottando processi produttivi circolari e sostenibili, mirati a ridurre sprechi e perdite, trasformare gli scarti in risorse di valore e garantire il benessere dei lavoratori, fornendo loro strumenti adeguati. 

Le aziende e la Green Economy

Patagonia

Brand di eccellenza come Patagonia, azienda statunitense specializzata in abbigliamento e attrezzature per attività outdoor conosciuta in tutto il mondo. Il suo forte impegno verso la sostenibilità ambientale e le pratiche produttive responsabili è innegabile.

Fonte immagine: https://brandthechange.org/

Obiettivo di neutralità carbonica: L’azienda si è posta l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2025, implementando misure per ridurre le emissioni di gas serra lungo tutta la catena produttiva.

Donazioni ambientali: Dal 1985, Patagonia destina l’1% del proprio fatturato annuale a progetti di tutela ambientale, contribuendo con oltre 89 milioni di dollari a organizzazioni e iniziative dedicate alla protezione del pianeta. 

Iniziative di riciclo e riparazione: Attraverso il programma “Worn Wear”, Patagonia promuove la riparazione e il riciclo dei propri capi, incentivando i clienti a prolungare la vita dei prodotti e ridurre gli sprechi.

Certificazione Fair Trade: Una parte significativa dei capi di abbigliamento di Patagonia è prodotta in stabilimenti certificati Fair Trade, assicurando condizioni di lavoro eque e sicure per i lavoratori coinvolti nella filiera produttiva.

Programmi di responsabilità ambientale: L’azienda ha implementato programmi per garantire la sostenibilità ambientale e il benessere degli animali nella produzione dei suoi materiali e prodotti. 

Materiali ecologici: Patagonia utilizza materiali riciclati e organici per la realizzazione dei suoi prodotti, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’uso responsabile delle risorse.

Fairphone

Patagonia è un esempio altisonante e riconosciuto nel settore dell’abbigliamento, ma vi sono anche realtà più giovani, in altri settori, nate proprio dalla spinta della Green Economy con l’obiettivo di produrre beni di consumo circolari e sostenibili. 

Prendiamo ad esempio l’industria dell’elettronica, dove gli smartphone diventano obsoleti nel giro di un anno, alimentando un modello di consumo frenetico e poco sostenibile. In Europa c’è un’azienda che sta rivoluzionando questa dinamica, sfidando il concetto di “usa e getta”: Fairphone.

Fonte immagine: https://www.youtube.com/@Fairphone

Fairphone è un’azienda olandese fondata nel 2013, con l’obiettivo di affrontare le sfide sociali e ambientali dell’industria elettronica attraverso la produzione di smartphone etici e sostenibili.

Ecco i suoi punti cardine:

Utilizzo di materiali riciclati e fair trade: L’azienda impiega materiali riciclati e certificati Fairtrade nella produzione dei suoi smartphone, promuovendo pratiche di commercio equo e sostenibile.

Design modulare e riparabilità: I dispositivi Fairphone sono progettati per essere facilmente riparabili, consentendo agli utenti di sostituire componenti come batteria, schermo e fotocamera senza difficoltà. Ad esempio, la sostituzione della batteria costa circa 40 euro, mentre quella dello schermo circa 100 euro. 

Trasparenza della filiera produttiva: Fairphone si impegna a garantire che i materiali utilizzati nei suoi dispositivi provengano da fonti responsabili, evitando l’uso di minerali provenienti da zone di conflitto.

Rifò Lab

Rifò Lab è un brand di moda sostenibile italiano, fondato nel 2017. L’idea nasce durante un’esperienza in Vietnam con le Nazioni Unite, dove il fondatore dell’azienda ha osservato l’impatto negativo della sovrapproduzione nell’industria dell’abbigliamento, con montagne di vestiti invenduti destinati all’inceneritore.

Questo scenario lo ha spinto a creare un’alternativa più responsabile e sostenibile nel settore tessile. 

Fonte immagine: https://www.bcorporation.net/

Rifò Lab rappresenta un esempio di come l’innovazione possa integrarsi con la tradizione artigianale per creare una moda etica e sostenibile, rispettosa dell’ambiente e delle persone. In piena ottica circolare.

Economia circolare: Rifò si impegna a trasformare vecchi indumenti in nuovi capi di alta qualità, riducendo gli sprechi e promuovendo il riutilizzo delle risorse. 

Produzione locale: Tutti i prodotti sono realizzati entro un raggio di 30 km dalla sede di Prato, supportando l’artigianato locale e minimizzando l’impatto ambientale legato al trasporto.

Utilizzo di materiali rigenerati: Rifò impiega fibre rigenerate, come cashmere, cotone e lana riciclati, riducendo il consumo di risorse naturali e l’uso di sostanze chimiche. 

Riduzione del consumo idrico: Il processo produttivo richiede quantità significativamente inferiori di acqua rispetto alla produzione tradizionale. 

Trasparenza e responsabilità sociale: L’azienda pubblica regolarmente report di sostenibilità, evidenziando l’impatto ambientale e sociale delle proprie attività. 

Prevenzione della sovrapproduzione: Attraverso un sistema di prevendita, l’azienda produce solo ciò che è stato ordinato, evitando eccedenze e sprechi. 

Green Economy e il mondo del lavoro

La spinta verso l’adozione di processi sostenibili nelle aziende è visibile su più livelli e in molti settori differenti. Tuttavia, per integrare l’economia circolare in azienda è necessario sviluppare un approccio innovativo verso il mercato e collaborativo.

Ci sono molte strategie che si possono adottare, dal design sostenibile alla valorizzazione degli scarti. Di seguito alcuni spunti da poter applicare al processo produttivo:

Sustainability Manager: responsabile della gestione di aspetti strategici come la comunicazione corporate, le attività di marketing, il miglioramento dell’efficienza energetica, la salvaguardia dell’ambiente e l’integrazione della responsabilità sociale d’impresa nelle politiche aziendali.

Manager per la transizione ecologica: sviluppa strategie ambientali, promuove interventi per permettere il risparmio energetico e idrico, cerca soluzioni per diminuire la produzione di rifiuti e per la loro valorizzazione e fa in modo di utilizzare materie prime e materie prime seconde in ottica di economia circolare.

Ingegnere ambientale: figura molto specializzata che si occupa di una moltitudine di aspetti di progettazione e programmazione urbanistica legati alla sostenibilità ambientale.

Responsabile tecnico gestione dei rifiuti: Attua iniziative mirate a garantire un’efficace organizzazione nella gestione dei rifiuti aziendali e monitora il rispetto della normativa vigente.

Ma non è solo il mondo del lavoro ad essere in piena trasformazione, lo è anche quello della formazione universitaria e specialistica. Non è un caso che le generazioni più giovani siano anche le più attente a queste tematiche e le più desiderose di mettersi in gioco per cambiare le cose.

I vantaggi dell'Economia Circolare nel riciclo dei rifiuti

Osservando le scelte green di molti brand noti, si potrebbe pensare che l’economia circolare sia ormai una realtà consolidata nel settore industriale. In realtà, il percorso verso un modello davvero circolare è ancora lungo e pieno di sfide. Tuttavia, i benefici che questa trasformazione può portare, dall’ottimizzazione delle risorse alla riduzione degli sprechi, sono enormi e sempre più riconosciuti.

Riduzione degli sprechi

Da “usa e getta” a riciclo, riconversione e riuso. Con l’attuazione di politiche aziendali orientate alla sostenibilità e circolarità è possibile diminuire le quantità di rifiuti prodotti e valorizzarli, dando loro una nuova vita. Ricordiamo infatti che ad oggi vengono prodotte 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani a livello globale e 1 miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato nel mondo, ogni anno.

Riduzione dell’inquinamento e consumo di risorse responsabile

Conseguentemente alla riduzione dello spreco diminuisce anche l’inquinamento ambientale. Pensiamo alla riconversione dei rifiuti in energia (biogas) o all’utilizzo degli stessi per creare nuovi prodotti, evitando che questi vengano dispersi nell’ambiente o vadano ad accumularsi nelle discariche.

Conservazione delle risorse naturali

Ogni anno, l’umanità consuma le risorse naturali del pianeta esaurendo in pochi mesi ciò che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno. Nel 2024, l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo ufficialmente esaurito il budget ecologico annuale, è caduto l’8 agosto, confermando ancora una volta la necessità di un cambiamento radicale nei nostri modelli di consumo e produzione.

L’adozione dell’Economia Circolare rappresenta una delle risposte più efficaci a questa crisi, poiché consente di ridurre la dipendenza dalle risorse vergini e di limitare lo spreco attraverso il riutilizzo, il riciclo e la valorizzazione dei materiali.

Implementando strategie aziendali sostenibili, come la progettazione di prodotti durevoli, la riduzione degli scarti e l’uso di materie prime seconde (materiali riciclati, recuperati e rigenerati), le imprese possono non solo mitigare l’impatto ambientale, ma anche creare un sistema economico più resiliente e competitivo.

Benefici economici aziendali

Le ricerche più recenti evidenziano come le nuove generazioni, in particolare Gen Z e Millennials, siano le più sensibili alle tematiche ambientali, oltre a essere profondamente attente e preoccupate per le questioni legate alla sostenibilità. Integrare un modello di economia circolare nel proprio business plan non è solo una scelta responsabile, ma rappresenta anche un vantaggio competitivo: avvicina questa fascia di popolazione al brand, sia in qualità di consumatori consapevoli sia come talenti potenzialmente interessati a far parte dell’azienda.

Secondo diverse indagini di mercato condotte in Italia, tra cui quella della Fondazione Sodalitas, la maggior parte dei cittadini si aspetta dalle aziende, soprattutto da quelle di grandi dimensioni, un impegno concreto nella gestione sostenibile dei rifiuti, nella riduzione delle emissioni e nell’adozione di energie rinnovabili. Implementare queste strategie non solo rafforza la credibilità del brand, ma può anche tradursi in un aumento delle vendite e della fiducia dei consumatori.

Oltre ai benefici ambientali e reputazionali, esistono vantaggi economici ed energetici concreti legati alla valorizzazione degli scarti aziendali. I costi ricorrenti per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti in discarica potrebbero essere sostituiti da investimenti in tecnologie di recupero e riutilizzo, consentendo un ammortamento nel medio periodo e generando un significativo risparmio economico. In questo scenario, la sostenibilità non è solo una scelta etica, ma una strategia di crescita intelligente e lungimirante.

Opportunità di lavoro

Un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, è l’enorme potenziale occupazionale del mercato della sostenibilità. L’economia circolare non solo tutela l’ambiente, ma genera anche nuove opportunità di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Dalla nascita di startup innovative focalizzate su soluzioni eco-friendly, alla crescita di aziende specializzate nel riciclo avanzato e nel riutilizzo delle risorse, fino all’espansione della rete di impianti per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti, il settore è in continua evoluzione.

Questa trasformazione crea occupazione non solo in ambito tecnologico e ingegneristico, con lo sviluppo di materiali sostenibili e processi di produzione a basso impatto, ma anche nella logistica, nella gestione dei rifiuti e nel settore manifatturiero, grazie a nuove metodologie di recupero e rigenerazione delle materie prime.

Inoltre, il crescente interesse delle istituzioni e degli investitori verso modelli di business sostenibili sta incentivando la formazione di nuove figure professionali, capaci di guidare la transizione ecologica e supportare le aziende nel raggiungimento degli obiettivi ESG (Environmental, Social, and Governance).

Successi nel riciclo: esempi di Economia Circolare

Sempre più imprese scelgono soluzioni di riciclo e valorizzazione degli scarti, non solo per ridurre il loro impatto ambientale, ma anche per ottimizzare i processi interni, ottenere risparmi sui costi di smaltimento e trasformare gli scarti in un valore aggiunto.

In questa sezione, esploreremo alcuni case history di aziende che hanno scelto i nostri sistemi di riciclo, adottando un approccio circolare e migliorativo per promuovere l’efficienza e la sostenibilità.

Caffè Borbone

Le aziende che operano nel settore del Food & Beverage sono sempre più attente alla questione degli scarti di produzione, proprio come il brand Caffè Borbone che si è affidato a Tecnofer per valorizzare il proprio scarto confezionato e implementare le proprie politiche sostenibili.

Tecnofer ha sviluppato un progetto Depackaging su misura per il cliente con l’obiettivo di separare il caffè in polvere contenuto nelle confezioni difettose di scarto. La nostra tecnologia proprietaria di Depackaging è infatti una delle soluzioni più adottate nel settore per la gestione degli scarti in modo sostenibile.

Questa tipologia di rifiuto è particolarmente complessa, poiché combina sia il prodotto che il packaging: componenti che se trattati in maniera efficiente possono essere valorizzate separatamente, per esempio come contributo alla produzione di energia green (prodotto interno) e per la creazione di nuovi materiali tramite l’attività di riciclo (packaging). Nel caso di Caffè Borbone la soluzione è stata sviluppata per due tipi di scarto:

Le capsule per macchinetta del caffè in plastica rigida

Le cialde in carta filtro

Grazie al trattamento dello scarto confezionato all’interno dell’ambiente aziendale, in un’area dedicata, l’azienda ha potuto godere di diversi benefici tra cui una riduzione graduale dei costi di gestione legati allo smaltimento dei rifiuti in discarica. Inoltre, grazie alla separazione tra caffè in polvere e packaging, si è reso possibile conferire in maniera circolare lo scarto.

Recupac

Oltre alle realtà produttrici di beni di consumo alimentari, vi sono molte aziende di raccolta e gestione dei rifiuti che si affidano alle soluzioni Tecnofer, come Recupac Chile.

L’azienda opera nel settore della gestione e valorizzazione dei rifiuti dal 1989, fornendo servizi di raccolta dei rifiuti e di trattamento degli stessi. Recupac dispone di quattro impianti di riciclo dislocati in diverse aree del Paese e investe continuamente nel miglioramento dei processi in ottica circolare.

Affidandosi alla tecnologia Depackaging di Tecnofer l’azienda ha voluto ottimizzare ulteriormente i propri processi di valorizzazione dello scarto, andando a diminuire la percentuale di scarto non recuperabile e i costi legati alla disposizione. 

Cosa è stato sviluppato, dunque, per il cliente cileno? Un sistema di sconfezionamento su misura per la valorizzazione degli scarti alimentari, con in aggiunta l’obiettivo di “protezione di marca”. I prodotti analizzati e sui quali è stato sviluppato il progetto sono:

Prodotti alimentari dalla consistenza liquida/viscosa racchiusi da un packaging in plastica, alluminio o Tetra Pak (bottigliette, lattine, vaschette ecc)

Il progetto è di recente sviluppo (2024) ma i risultati sono già visibili: riduzione dei costi di smaltimento, valorizzazione dei materiali separati tramite riciclo, miglioramento della Brand Reputation.

Reno de Medici – RDM Group

Il riciclo, lo sappiamo, non è solo questione di plastica. La carta è da sempre uno dei packaging più utilizzati e storicamente riciclati, specialmente in Italia. Negli ultimi anni, però, l’utilizzo di questa tipologia di packaging ha avuto un’impennata dovuta alle politiche di riduzione della plastica nelle confezioni e nei prodotti mono-uso, andando ad alimentare produzioni ancora più elevate di carta e cartone.

Per favorire un riciclo più efficace e “zero sprechi”, Tecnofer ha sviluppato delle soluzioni specifiche per l’industria cartaria: i sistemi di trattamento dello scarto pulper.

Nel processo di produzione di carta riciclata in cartiera i packaging di carta e cartone vengono spappolati e separati dai materiali di contaminazione (residui di packaging in plastica, allumino, etichette ecc). Questi materiali andranno a comporre un agglomerato di materiali misti definito scarto pulper, normalmente un rifiuto da conferire in discarica. Questo scarto, però, contiene anche una certa quantità di fibra di carta, alle volte in quantità piuttosto elevate, che potrebbe essere recuperata e reimmessa nel ciclo produttivo della carta riciclata.

RDM, realtà di grande risalto in ambito produzione e riciclo della carta, si è affidata proprio alla tecnologia Tecnofer per dare valore a questa tipologia di scarto. Grazie al sistema di trattamento Tecnofer, sviluppato con conformazione personalizzata, gli obiettivi delineati a inizio progetto sono stati raggiunti in maniera ottimale.

98% di fibra di carta recuperata

Grado di secco del materiale plastico in uscita (l’altra tipologia di materiale presente in maggior quantità nello scarto pulper) compreso tra l’80% e il 90%

Riduzione dei costi di gestione dello scarto fino al 30%

In conclusione

È evidente come il mondo del business stia ponendo sempre maggiore attenzione alle tematiche green, al riciclo e alla valorizzazione dei rifiuti. Tuttavia, la strada verso un modello realmente sostenibile è ancora lunga e ricca di sfide.

L’innovazione tecnologica, gli investimenti mirati e la crescente consapevolezza collettiva stanno gettando le basi per un futuro in cui l’economia circolare non sarà più un’opzione, ma una necessità.

Solo attraverso un impegno concreto da parte di aziende, istituzioni e cittadini sarà possibile trasformare i rifiuti in risorse, ridurre l’impatto ambientale e costruire un sistema produttivo capace di rigenerarsi.

L’economia circolare rappresenta non solo una soluzione per il presente, ma un modello vincente per il futuro: più efficiente, più equo e soprattutto più sostenibile.